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Ses in: Home Subra sa Limba Sarda Lettera Del Rettore Attilio Mastino all'On. Dedoni

PostHeaderIcon Lettera Del Rettore Attilio Mastino all'On. Dedoni

Ill.mo On. Attilio Dedoni,
 Presidente dell’VIII Commissione Permanente
 Consiglio Regionale della Sardegna
 Via Roma, 25 – 09125 CAGLIARI
 
e p. c. Ill.mo On. Avv. Sergio Milia,
 Assessore della Pubblica Istruzione, Beni Culturali,
 Informazione, Spettacolo e Sport
 Regione Autonoma della Sardegna
 Viale Trieste, 186 – 09123 CAGLIARI
 

Ill.mo On. Dedoni,
 
faccio séguito alla cortese comunicazione della On.le S.V. avente per oggetto le osservazioni dell’Università di Sassari sul Piano Triennale degli interventi di promozione e valorizzazione della lingua sarda per il 2011-13.
 Nell’esprimere il mio vivo ringraziamento per la Sua consueta e cordiale attenzione, rilevo qui, di passaggio, che dell’elaborazione di dette osservazioni la S.V. era stata informata per tempo, in un rapporto di cordiale dialogo istituzionale. Questo, considerato anche che il rappresentante di Ateneo presso l’Osservatorio, il prof. Angelo Castellaccio, ha riferito che la discussione del Piano Triennale in tale organismo è stata eccessivamente ridotta nei tempi, tale da non consentire – a suo giudizio – un’efficace interazione tesa al miglioramento del testo.
 Mi pare poi corretto riconoscere, visti anche alcuni riferimenti della S.V. nella comunicazione sopra citata, che in passato il nostro Ateneo possa non aver pienamente risposto alle attese della Regione sarda e della opinione pubblica nel campo della valorizzazione delle lingue e delle culture della Sardegna e nella gestione delle apposite risorse: tanto più, perciò, come nuovo Rettore, sento e mi impongo per il futuro l’obbligo di valutazioni e azioni attente, corredate da rigorose argomentazioni scientifiche, fondate sulla qualità, la competenza e la professionalità dei soggetti coinvolti. In questo nuovo percorso, peraltro, come manifestazione di una volontà radicata, l’Ateneo di Sassari ha inteso inserire nel proprio Statuto un forte richiamo alle lingue e alle culture della Sardegna, come elemento identitario imprescindibile. L’art. 57 dello statuto, che sarà oggi discusso in Senato accademico precisa: << L’Ateneo promuove la tutela e la conoscenza dei beni e delle fonti dell'identità locale, con particolare riferimento alle lingue delle minoranze e alla lingua sarda nelle sue articolazioni territoriali, alle risorse naturali, ai beni storici, culturali, ambientali, paesaggistici e architettonici, ai saperi e alle tradizioni locali>>.
 Colgo inoltre l’occasione per formulare alcune osservazioni di carattere più generale, che vanno a toccare la questione dei nostri progetti di corsi di formazione per insegnanti di lingue minoritarie della Sardegna, argomento che ci vede impegnati in un confronto articolato con la Regione. In particolare, tengo a segnalare e precisare che:
 1) l’Ateneo si confronta in convegni e incontri sulla lingua sarda, il prossimo promosso a Uri per il 9 settembre. In tempi brevi contiamo di tenere a Sassari un Convegno, con studiosi di Università italiane ed estere, per dibattere le complesse questioni che stanno dietro alla valorizzazione e promozione delle lingue minoritarie: è un segnale concreto della nostra sensibilità alla materia, ma anche della necessità di procedere attraverso percorsi autenticamente scientifici per evitare ogni improvvisazione che pregiudichi l’efficacia delle azioni intraprese;
 2) circa la questione dell’uso veicolare delle lingue minoritarie nei corsi, ribadiamo di averlo previsto in forma di lezioni laboratoriali (si tratta, a tutti gli effetti, di lezioni frontali). Circa la loro fruibilità come lingue CLIL nell’insegnamento delle diverse discipline impartite, non intendiamo in ogni caso sottrarci al problema: ferma restando la libertà dei singoli docenti, e rilevato che una corretta prassi di educazione plurilingue consiglia di partire dalle lingue che i discenti conoscono meglio, i corsi saranno infatti occasione, attraverso il confronto coi partecipanti, per una riflessione seria sull’argomento, che parta dalle esperienze di chi vive ogni giorno il mondo della scuola. Il problema che si scorge è dato dall’esigenza di abbinare competenze disciplinari altamente specialistiche, che solo l’Università può garantire, con l’utilizzo di codici che garantiscano una trasmissione non banalizzata di esse: il che richiede, ovviamente, fasi di sperimentazione, anche terminologica, coi discenti, in un processo di feedback che solo può produrre solide acquisizioni.
 La commissione di Ateneo non intende sottrarsi alla sperimentazione, ma se la Regione mantenesse comunque ferma la richiesta di impiego veicolare delle lingue minoritarie anche nel 50% delle lezioni disciplinari, segnala una difficoltà che è legata soprattutto alla fase storica che stiamo vivendo ed alla necessità di introdurre una gradualità che garantisca alti standard qualitativi e consenta di non banalizzare l’insegnamento disciplinare, ma che esalti il risultato scientifico. Il progetto regionale non è facilmente applicabile e l’Università preferisce rinunciare in questo caso al contributo regionale, pur di non svilire il livello del proprio contributo.
3) L’Ateneo è comunque aperto a valutare le proposte dell’Assessorato regionale e dell’Osservatorio, di cui fa parte: per superare le diversità di vedute con la Regione è stato concordato di dar vita a una commissione ristretta al fine di confrontare, nel merito, le reciproche posizioni e verificarne la conciliabilità: dal 28 giugno, data in cui è stata avanzata la proposta dall’Assessore Milia, attendiamo di conoscere i nominativi espressi dalla Regione per dar vita a tale commissione ristretta;
 4) in ogni caso, non accetteremo in nessun modo di selezionare in accordo con la Regione gli insegnanti da impiegare nei corsi: lo riterremmo lesivo della dignità dell’istituzione universitaria;
 5) stanno per comparire sul sito internet di Ateneo i nostri progetti per corsi di formazione di insegnanti di lingua minoritaria: segnale doveroso di trasparenza e di contributo alla costruzione di una corretta prassi scientifica in materia;
 6) fermo restando quanto in conclusione del punto 2, qualora non si addivenisse con la RAS a un accordo soddisfacente per entrambe le parti entro il mese di settembre, intendiamo comunque soddisfare responsabilmente le esigenze del territorio: realizzeremmo infatti dei corsi di aggiornamento, con le nostre risorse, autenticamente sperimentali e aperti alle istanze della scuola. L’Università rinuncerà di conseguenza alle risorse regionali, ma promuoverà comunque i corsi di lingua sarda.
Colgo l’occasione per ribadire che l’Università sostiene in modo convinto i valori di democrazia che vorremmo fossero alla base del piano triennale, chiede più pluralismo, più attenzione per tutte le minoranze linguistiche; si apre al territorio, si mette a disposizione della Regione, senza però rinunciare alla sua autonomia sul piano scientifico e al suo spirito critico.
La commissione di Ateneo che si occupa di lingua sarda è composta da alte e apprezzate professionalità che si mettono al servizio della Sardegna, con l’appoggio convinto di tutta la comunità universitaria: si battono per valorizzare la lingua sarda nelle sue diverse varietà come lingua per oggi e soprattutto per il futuro della Sardegna, capace di innervare l’identità locale.
Con viva cordialità.
 
IL RETTORE Attilio Mastino

 

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