Ammasettare
Ammasettare.
Qualche settimana fa Radio Sardegna trasmetteva, convenientemente commentandolo, l'antico proverbio sardo: si cheres ammasettare, lea muzere. Lo Spano lo riporta nella sua raccolta di proverbi sardi. E opportunamente, a chiarirne il senso, aggiunge quello che vi è di sottinteso nel proverbio: naràit unu a su mare. Il quale uno, evidentemente, era piú che persuaso che qualsiasi donna, diventando moglie, è capace di domare qualsiasi uomo, anche il piú coriaceo di carattere, appena diventa suo marito: talché perfino il mare, con le sue furie indomabili, se potesse prendere moglie diventerebbe masédu che anzòne! Sarà vero, poi?
Il verbo ammasettare ci viene dal latino mansuesco, a sua volta composto da manu (s) e suesco, che, appunto, vuol dire «assuefare, ammansire, avvezzare» ecc. (assoggettare, cioè, alla mano dell'uomo). E tuttora noi diciamo fàghere a manu, domare a manu e anche domare a fune, il primo atto della domatura dei giovani animali domestici, un poliedro, un giovenco ecc.: avvezzarli, cioè, a seguire la fune tenuta dal domatore.
Or questo proverbio riferito da Radio Sardegna ha esumato dalla mia memoria un altro detto sardo, che vi era incasellato dagli anni, ormai lontani, della giovinezza. E non comprendo bene con quale e per quale aggancio mnemonico è stato pescato: forse perché fra il proverbio dello Spano e il detto richiamato vi è una certa affinità di concetto. Eccolo: non b'hada che i sos males, a domare (insabiare) sos mortales: niente piú dei mali, dei malanni, vale, serve a domare o a far rinsavire i mortali, cioè gli uomini. Certo è che a me pare che il detto abbia, quasi, una risonanza biblica; perché varrebbe a dimostrare che, in fondo, anche dal male possa derivare il bene, come quello di far rinsavire l'uomo. Fin che tutto procede bene e favorevolmente, fino a che la fortuna benigna gonfia le vele della barca della nostra vita e la porta a navigare in un mare calmo e tranquillo, noi perdiamo ogni freno alla nostra volontà di godere i beni della vita, ogni limitazione ai nostri desideri, e montiamo in superbia. Quando la fortuna, però, ci abbandona, le cose ci vanno di traverso, i malanni ci perseguono, allora siamo portati a riflettere sulle vicende umane, che non sono sempre e solo liete, sulla limitatezza delle nostre forze, e in sostanza a rinsavire, ad adeguare alle mutate vicende la nostra condotta privata ed i rapporti con i nostri simili.
| < Prec. | Succ. > |
|---|


