Spogiolare, ispojolare
Spogiolare, ispojolare.
Abbiamo visto or ora un modo particolare di uccisione delle bestie: quello di recidere il capo, della decapitazione, degogliare e degógliu. Naturalmente ve ne sono degli altri e di uno vogliamo ora parlare, perché quello più comunemente usato dai macellai e dai pastori: precisamente, spogiolare.
Il verbo spogiolare deriva certamente dal sostantivo pogiòlu o pojòlu come lo riporta lo Spano (che però non ha la forma verbale, sebbene sia forse più usata dal sostantivo da cui proviene). E pogiòlu deriva, a sua volta, dal latino fodiólus, e, come questo, indica quella fontanella nella gola ove batte, credo, l'arteria iugulare. O passa, comunque, un grosso vaso.È chiaro che, incidendo profondamente e largamente tale grosso vaso sanguigno, la bestia muore rapidamente dissanguata, e si ottiene così una carne che si presenta meglio ed è più gustosa e di maggior serbo.
Checché dica il Wagner, non bisogna confondere questo sistema di macellazione dello spogiolare, usato quasi esclusivamente per il bestiame grosso (vaccini, equini e anche maiali), con l'altro adoperato per il bestiame minuto, pecore, agnelli ecc., dello sgozzamento, che pur essendo analogo all'altro, se ne differenzia del tutto. E consiste nell'isgannare o iscannare, nella recisione, cioè, de sas cannas de sa ula.
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