Cuntièrra
Cuntièrra.
Non sempre le parole sarde, come del resto in tutte le lingue, hanno una sola derivazione o etimo. Molte anzi sono composte da elementi di due termini diversi e distinti. E talora di derivazione affatto diversa, per l'uno e per l'altro termine. Il più spesso provenienti dal latino e dallo spagnolo. Fenomeno, del resto, spiegabilissimo, quando si rifletta alla lunga, secolare convivenza di diversi idiomi in Sardegna: il sardo, il latino, il catalano e lo spagnolo poi, e l'italiano. È il fenomeno che il Wagner chiama, con felice termine, calco o incrocio.
Perché, realmente, una parte del vocabolo composto ricalca un certo etimo e l'altra parte un altro etimo, talvolta, ma non sempre, derivanti da lingue pur esse diverse. Incrociandosi, si direbbe, fra di loro per formare, appunto, un nuovo termine di senso finito, direbbesi autonomo, ed entrato a buon diritto nell'uso comune.
Ci piace indicare qui, a mo' d'esempio, proprio il vocabolo cuntièrra, riportato dai vocabolari, e molto usato. Esso corrisponde a «contesa, alterco, bisticcio». Ma vale anche come «arroganza, petulanza»: e fini sa cuntièrra, si dice a taluno che sostiene la propria opinione e le proprie ragioni in modo petulante, arrogante, tale da dare fastidio e provocare nel contraddittore, a lasciarlo durare, addirittura un alterco, una contesa.
Ora cuntièrra è proprio un esempio di incrocio di suoni e di significati di diversa origine, che si fondono a formare un altro termine, di senso definito, che ha dell'uno e dell'altro significato che concorrono a formarlo. Esso è la fusione, il compromesso, si direbbe con Wagner, fra due parole spagnole: contienda, a sua volta proveniente dal latino, che significa appunto «disputa, arroganza», e gerra, che vale «guerra». Di guisa che il termine nuovo così composto avrebbe dovuto essere, e forse era in origine, cuntigèrra, divenuto poi cuntièrra, per la eliminazione della g, per quell'uso proprio nostrano di semplificare e facilitare la pronuncia delle parole.
Da cuntièrra è nato il verbo cuntierrare, che, logicamente, deve significare e significa «contendere, mostrare o usare arroganza nella discussione» ecc.
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