Giogula-giogula, catulli-catulli
Giogula-giogula, catulli-catulli.
Su giogulu, in qualche luogo brazzólu, in altri bànzigu, è la culla, la cuna. Cattòla ha più significati. Intanto indica precisamente una parte della macina rustica, del centimolo, ormai quasi disusato, ma ereditato, si può dire tale e quale, dai Romani: è quella aggiunta di cuoio che si pone ad assicurare la chiusura dell'apertura della macina. Indica anche l'unghia di taluni animali, specie a unghie fesse («bisulchi», direbbe D'Annunzio) come buoi, maiali ecc. Si dice, del mannale, che si butta una cosa sola: sas cattòlas; che si estirpano quando la bestia, dopo s'uscradura per liberarla dalle setole, è tuttora calda. Infine sas cattòlas sono quella specie di calzari non legati alle gambe, ma tenuti quasi liberi, appena infilati ai piedi, le pianelle, gli zoccoli (vedete: anche in italiano gli «zoccolì» prendono il nome dall'unghia del cavallo). Sotto quest'ultimo significato l'etimo è dato, con tutta probabilità, dal termine latino calceolus, che è a sua volta un diminutivo - peggiorativo di calceus, «scarpa, calzare».
Ora, a ritornare ai nostri due modi di dire, dopo questa, forse non inutile, disgressione, resta a dire del loro significato che per altro riteniamo noto a tutti. Tanto giògúla-giògula che càttuli-càttuli valgono a indicare qualche cosa che non trova una perfetta aderenza, corrispondenza, nel sito del suo normale collocamento, o nel modo di usarlo, per cui ha un evidente gioco. Ed ecco cosi richiamato quasi plasticamente, da una parte il moto alterno, il dondolo della culla, e dall'altro il ciabattio degli zoccoli, de sas cattòlas. Per altro nell'uso vi è qualche differenza fra i due modi. E mentre si dirà che la sbarretta di legno, che chiude i cancelli rustici (e anche le porte di casa, in antico), è giògula-giògula, se ha troppo gioco nel suo alloggiamento, non si dirà anche che è càttuli-càttuli.
Si noti che tale sbarra è chiamata giòttula, con una evidente corruzione di giògula. Al contrario, di un dente che è in parte scalzato dal suo alveolo e resta pendulo in bocca, si dirà solo che è càttuli-càttuli, e anche pende-pende, ma mai, giògula-giògula.
Resta (per noi si intende; perché i modi di dire sono molti) di parlare brevemente di questo altro modo di dire: ròddula-ròddula, e in qualche paese o per comodità di dizione, anche tròddula-tròddula. È chiaro che esso deriva dall'italiano «rotolare», con l'immancabile adattamento fonetico alla indole della nostra lingua. Ed è pure evidente che entrambi i termini sono prettamente onomatopeici.
Il nostro modo di dire trova anche la sua corrispondenza, in italiano: «rotoIon-rotoloni». Perché questo appunto vuol dire ròddula-ròddula o tròddula-tròddula: andare a cadere «rotolon-rotoloni».
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