Tzele-tzele
Tzele-tzele.
Dell'acqua quando sta per congelare, ed è nella fase di passaggio dallo stato liquido a quello solido, si usa dire che è tzele-tzele. Il modo di dire di cui trattiamo è usato, naturalmente, anche in senso figurato o traslato, attribuendo ad altre cose quello stato tipico dell'acqua in fase di congelamento. Di un agnello, di un capretto, di un porcetto molto teneri, e cotti a giusto punto, talché pare che i bocconi si sciolgano in bocca, senza sentirne la consistenza carnea, si dice appunto che è tzele-tzele. Analogo è il significato di questo altro modo di dire: ledre-ledre,- per indicare qualche cosa di molto tenero, di minima consistenza al tatto.
Per il latte vi è invece un altro modo di dire, per indicare quello stato di latte dopo la cagliata, che sta per rapprendersi, per coagulare. Non è più, cioè, come l'acqua, di cui abbiamo parlato, non è più liquido, ma non è ancora solido, rappreso. Si dice allora che è mori-mori, con una rappresentazione efficace dello stato del latte sottoposto alla cagliatura.
Infine, sempre in tema di liquidi, abbiamo ancora quest'altro: tìrula-tìrula. Ma non verrà mai usato riferendosi, ad esempio, all'acqua, al vino, ma a determinati liquidi, o quasi liquidi. Quando, dopo aver riempito eccessivamente un recipiente di olio, e l'olio trabocca e si spande sui bordi, si dice che il recipiente è tìrula-tìrula. Nella smielatura delle arnie rustiche, e quando si estrae il miele, sottoponendo i favi alla pressione delle mani, queste ne restano tìrula-tìrula.
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