Timire a frea
Timire a frea.
Un cortese lettore di Mores, G.L. Marredda, mi ha scritto da Cagliari su questo usatissimo modo di dire sardo, timire a frea, o che i sa frea. Non gli pare accettabile la spiegazione avutane da coloro ai quali si è rivolto, e soprattutto da quelli ai quali lo ha sentito adoperare. Che derivi, cioè, o da «aria fredda» (frius) o da «rogna». E me ne chiede l'etimo, o, almeno, il giusto significato. Purtroppo neppure io sono in grado di soddisfare la sua-legittima curiosità, sebbene il senso sia pacifico dappertutto. E precisamente il timore di un male irreparabile o quasi.
Posso solo dire che oltre alle spiegazioni avutene, vi è anche quella che fa derivare il modo di dire da «febbre». Quindi di prender le febbri malariche, di così difficile guarigione nel passato. Neppure questa, però, penso accontenterà il lettore. Comunque sta di fatto che lo Spano dà del termine questo significato: «paura, spirito cattivo, tigna» (non «rogna»). E veramente sia lo spirito cattivo che la tigna erano nel passato fonti di timore, di terrore.
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