Berbu
Berbu.
Il latino verbum aveva dato al sardo il termine berbu, anche se con significato più ristretto del vocabolo latino, e precisamente di «parola». Con tale senso si trova nei testi antichi. Nel kondaghe di San Pietro di Silki si trovano frasi di questo genere: narait e berbos (diceva a parole); torrare berbu (rispondere). Oggi, però, berbu non si usa più col significato di parola, perché al suo posto si usa il termine peraula, con evidente derivazione dall'italiano.
Ma berbu resta nel nostro idioma in qualche locuzione: come: non li hat bessidu berbu, accanto ad altre similari: non hat nadu unu faeddu; mancu muttu li hat bessidu. Al plurale e nella sua forma verbale: abberbare, viene usato con il significato di «scongiuro», di formule per allontanare un pericolo o una malattia. Fagher sos berbos; abberbare s'abba, abba abberbada, sono frasi di comune uso.
Mi sia concesso raccontare, a questo proposito, un episodio personale. Un mio bambino, molto vivace e irrequieto, una volta stava piuttosto male, senza, però, febbre, né altra sintomatologia specifica. Era resu, si direbbe in sardo, contro la sua indole. Una vicina in visita, donna del popolo, volle dargli il rimedio sovrano, diceva lei, e cioè s'abba abberbada. Sebbene mia moglie ed io non credessimo, né crediamo tuttora, alle virtù curative di tale... farmaco, lasciammo fare. E la donna ritornò dopo poco e diede da bere un po' di acqua, che aveva fatto abberbare da altra donna saputa.
Che è che non è, dopo pochi istanti il bambino sgusciava dal grembo della mamma e si metteva a correre e a fare le solite diavolerie dei bambini.
Traete voi le conclusioni che volete: io constato il fatto, e non ne traggo nessuna; anzi: sono rimasto nello scetticismo di prima in materia.
| < Prec. | Succ. > |
|---|


