Leva
Intanto leva indica anche «prole del gregge», di un branco di animali ecc.: occànnu sa leva est bona. Ma forse, in altra occasione, trattando dì un altro argomento specifico, riprenderemo questo termine, per ora basta indicarne questo significato. Altro è quello di macchina semplice, a tutti nota, la leva, per sollevare pesi, muovere grandi massi ecc. e in uno dei suoi tre gradi, a seconda della disposizione dei tre componenti di essa, potenza, resistenza e perno, anche per... masticare. Ma intendiamo trattare del termine nel suo significato più comune di «arruolamento», cioè il servizio militare obbligatorio. Perché vi è stato in ogni tempo l'arruolamento di soldati, talvolta forniti dai paesi e dai feudatari, tal'altra... assoldati, cioè assunti con contratto liberamente accettato, per una paga fissa e per una promessa di bottino e di saccheggio. Con le conseguenze, nei casi di milizie mercenarie, che tutti conoscono, e delle quali si sono occupati storiografi, politici e perfino poeti.
E vogliamo ricordare che la prima leva, nel senso di chiamata obbligatoria alle armi, in Sardegna venne istituita poco prima del 1850, e riguardò i giovani nati nel 1830. Anche io ricordo di essermi sentito rispondere, da qualche vecchio che interpellavo sulla sua età, so de sa prima, de sa segunda leva: sono della classe del 1830, 1831, ecc. Non tutti coloro che alla visita medica risultavano idonei al servizio militare venivano però arruolati: solo una parte di essi. E alla cernita si ricorreva col sorteggio. Ogni arruolando sorteggiava un numero, e chi... pescava un numero basso veniva chiamato a prestare servizio militare, quelli con numero alto no. Naturalmente questo sistema si prestava a mistificazioni, come lo scambio dei numeri, spesso a pagamento, ecc. Gli è che, a parte il fatto che il servizio militare obbligatorio era per noi sardi una novità poco gradita, il servizio di leva durava a lungo: per talune armi, come la cavalleria e l'artiglieria, arrivava fino a 7-8 anni; e ancora di più in speciali occasioni di guerre, ecc. Talché avveniva che molti giovani restavano assenti dal paese natio per tanto tempo che al rientro avevano perfino dimenticato il dialetto; ma parlavano un barbaro linguaggio fatto di italiano scorretto e di piemontesismi e altri regionalismi. Del che si fece argomento di numerose poesiole bernesche.
Il termine, però, allora usato non era proprio di leva, ma di levada. E lo troviamo in una poesia satirica del rev. Diego Mele, parroco di Oltzai, della quale vogliamo riportare una quartina, ove è usato il nostro sostantivo:
Pare che le giovani donzelle di Ottana, fossero allora, come ora del resto, particolarmente belle, e facessero vittoriosa... concorrenza alle vedove e alle zitelle di Olzai, e fossero preferite dai giovani da marito di quest'ultimo paese. E il bravo can. Mele si fece eco del naturale... malumore delle ragazze, sue fedeli parrocchiane, in vana attesa del... principe azzurro.
| < Prec. | Succ. > |
|---|


