Gerda, zerda
Altro termine, anch'esso di provenienza latina, sebbene lo Spano lo ritenga derivato dal greco gerra, è gerda, zerda, che proviene da cetra. Con tale terrnine i latini chiamavano uno speciale piccolo scudo, usato prima dagli Hispani, e poi entrato anche nell'armamento romano, e fatto di cuoio. Come da uno speciale scudo, arma di difesa, ma sempre arma, si sia pervenuti a chiamare con il nome della prima un'altra cosa dei tutto pacifica, non pare difficile spiegare, anche se il discorso dovrà esser più lungo di quanto l'argomento forse non meriti. Intanto gerda o zerda ci proviene dal dialetto campidanese, ove cerda indica una speciale intelaiatura, con una base o pavimento, e le sponde ai lati, formata da
stuoie fatte da giunco, e anche di canne spaccate e intrecciate: intelaiatura che, adattata al piano del carro rustico, serve a trasportare i covoni, la paglia e altre robe. Le stuoie, specie quelle fatte di canna spaccata, venivano formate intrecciando i giunchi o le canne in modo da avere una maggiore aderenza fra i componenti e offrire una maggiore resistenza. Ora la cetra latina, lo scudo hispano, era formato appunto per lo più da strisce di cuoio, in genere non conciato, per esser più consistente, intrecciate fra di loro e fissate su uno scheletro di legno duro. Per analogia a tale modo di intrecciare le strisce di cuoio degli scudi, i sardi ne hanno trasportato il termine relativo ai giunchi e alle canne intrecciate, alle loro cerde, di cui si servivano per le esigenze di trasporto in agricoltura. Anche ai nostri giorni è frequente trovare, lungo le strade dei Campidano, carri agricoli forniti di codeste cerde, carichi di prodotti agricoli, come covoni, paglia, arance, letame e anche prodotti artigiani, come brocche, tegole ecc. E proprio vedendo tali carri con le corde nel Logudoro venne dato il nome di cerde, e per l'inevitabile adattamento alla nostra fonetica, di gerdas, zerdas alle sponde dei nostro carro agricolo, formate da robuste tavole, sorrette da travetti verticali, applicati negli appositi incastri del piano del carro, perché reggano i sacchi di grano e ogni altro carico.
Crediamo di aver chiarito così il modo con cui dal latino cetra attraverso il campidanese cerda (che di «cetra» è la evidente metatesi), si sia pervenuti a sas gerdas del nostro idioma.
osserviamo, infine, che con molta probabilità anche gli italiani «treccia, intrecciare» ecc. provengono dal vocabolo latino cetra, del quale «treccia» sarebbe ugualmente una metatesi.
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