Comunicatziones
A cosa Serve Registrarsi

La registrazione nell'area riservata in questo sito non offre molto, a parte la possibilità di avere a disposizione strumenti che il normale visistatore non ha, come vedere sezioni non pubbliche, la possibilità di... Leggi tutto...

Segnalazioni e Disclaimer

Segnalazioni

Nel caso in cui abbiate rilevato degli errori e/o inesattezze, segnalatelo tramite il modulo "Imbia Una E-mail" - si... Leggi tutto...

Fotografias de sos Poetas

De paritzos Poetas Sardos, sos matessi chi cuncurrene in sos Premios Literarios de Sardigna, apo fatu una regolta de fotofrafias seberadas in totu sos articulos chi... Leggi tutto...

Paginas e Articulos

Potet capitare chi un'articulu iscumparit da-e sa prima pagina. Los apo movidos pro faghere logu a sos ateros chi manu-manu benin aprontados. Cherinde, lo podides agatare in sa setzione 'Totu sos Articulos'. Si... Leggi tutto...

Ses in: Home Limba e Istoria Peraulas in Sardu Rabattu

PostHeaderIcon Rabattu

deriva dal catalano rabatsò che indicava il tralcio secco della vite, o genericamente «sterpo»; e arrabattare dal verbo corrispondente arrabassar, «raccogliere», appunto, i tralci estirpati dalla vigna.  E così anche in sardo.  Si intende che rabattu e arrabattare si usano riferiti, oltre che ai tralci della vite, anche a ogni sterpo di legna.  Bae, colli onzi arrabattu e battindelu, ca faghimos su fogu a nos iscárdire. - vai e raccogli ogni sterpo e portalo, perché ci facciamo il fuoco a scaldarci.

Arrabattaresi, poi, in sardo ha un significato analogo al verbo italiano «arrabattarsi», cioè darsi da fare con pena, e quasi con puntiglio, per conseguire un determinato fine.  Contiene un po' il senso della fatica, dello stento sofferti da chi raccoglie pazientemente una modesta quantità di robe di poco conto, di sterpaglia, che non varrebbe la pena di esser raccolte.          

Con significato molto affine a quello di rabattu, oltre che un altro suo proprio, specifico, abbiamo chischìzza e, secondo i vari paesi, chirchìzza, cuscuzza, ecc.

In alcuni paesi questa parola, ed è questo il suo significato proprio, indica la pula del grano, cioè la parte più minuta della paglia, che contiene anche qualche chicco di grano fra i più striminziti (geninas).  Ma significa anche la sterpaglia più piccola che si trova in ogni campagna, i fuscelli ecc.  Ma tuttavia vi è sempre qualcuno, ad esempìo una donnetta al fiume a lavare i panni, che si pone a cuscuzzare, a raccogliere cioè quel seccume, da tutti spregiato, magari per incrementare il fuoco che ha acceso sotto il paiuolo per fare il bucato (sa 'ogàda).

Con questo significato il termine sardo si avvicina a quello latino da cui ci è pervenuto, e precisamente da quisquilia o, meglio ancora, quisquiliae, al plurale, più usato dai romani, e che indicava «spazzatura, rifiuti», residui non puliti o luridi.

E infine chimuzzì,  Kimuzzìa, kimutza, kitnuzzu, secondo i luoghi, indica «sterpaglia», la ramaglia secca che viene raccolta e usata per accendere il fuoco, come esca, o ad alimentarlo quando sta per spegnersi.  Come si vede non siamo lontani da cuscuzza.  Da kimuzzia è nato ìl verbo kimuzzare, kimuzziare, l'andare attorno alla raccolta de sa kimuzzìa. diminutivo di chima, «cima».