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Ses in: Home Limba e Istoria Peraulas in Sardu Disania

PostHeaderIcon Disania

Ben lungo discorso dobbiamo fare per il vocabolo disania che anche a noi risulta non più usato.  Almeno non ricordiamo di averlo sentito neppure da qualche vecchio.  Ma col significato usato dal Murenu, e che il Falchi (anche lui munito di una certa vena poetica) mi indica nei seguenti versi del poeta macomerese: «coggiamus a disania / zente tua e mia» ecc. (Sposiamo, facciamo le nozze, malgrado l'opposizione dei tuoi e dei miei, anche in contrasto con loro ecc.) è portato nei vocabolari, e indicherebbe appunto «contrasto, inimicizia».  Lo Spano porta anche il verbo campidanese saniai, che varrebbe «scusare, accomodare».  Ma riteniamo che il termine disania nulla ha a che fare col verbo saniai del campidanese.

È evidente che disania, infatti, è composto dal prefisso dis e dalla parola sania.  Il valore del prefisso dis, in sardo, e anche in italiano, è noto. Ha valore disgiuntivo, per lo più; ma spesso porta a una vera inversione, a un vero capovolgimento del significato del sostantivo che lo segue, e a cui è legato. Si potrebbero citare esempi a decine, in sardo e in italiano.  Ci limitiamo ad alcuni per chiarire quanto stiamo scrivendo: disconsolu, cioè «sconforto»; disganadu, che non ha gana, appetito; disamistade, che è il contrario di amistade, e quindi «inimicizia»: quasi proprio come dice lo Spano, per disania.

Sull'etimo della parola abbiamo da fare una ipotesi, che non ci pare azzardata; anzi riteniamo la più probabile e aderente, sia al significato che al suono del termine.

Tutti conoscono l'anello s'aneddu, di uso così comune e diffuso.  In particolare la fede, cioè l'anello che gli sposi si scambiano sull'altare alla celebrazione delle nozze.  Ed è pur noto il significato simbolico di tale scambio di anelli: è quello di unire, in un vincolo che la Chiesa dichiara indissolubile, i due sposi.

Coloro che Dio ha congiunto (col matrimonio), dice S. Paolo, nessuno potrà sciogliere.  Ora, «anello» deriva certamente dal latino anulus, come il sardo aneddu.  Ma anulus era il diminutivo di anus, che significa «cerchio» (materialmente non in senso geometrico, per cui si diceva circulus), anello di ferro.  E più genericamente «tutto ciò che è atto a legare, a unire due cose»; come un anello della catena unisce fra di loro quello che precede a quello che segue, per formare appunto la catena.

Ora noi ripetiamo che ania non può che esser derivato da anus, acquistando il significato di «unione», di «amicizia»; che appunto lega, unisce fra di loro due o più persone.  Per cui disania non poteva significare a sua volta, per l'inversione del senso, voluto dal prefisso dis, che quello che si legge nei vocabolari: cioè non unione, ma «disunione, contrasto», e in senso più lato inimicizia.  Tutti sentimenti che disgiungono, che disuniscono.