Samunare, sabunare
«Lavare» si dice in sardo samunare e il termine è uso comune. Molto più comune di labare o lavare, anche se l'aggettivo sostantivo labadòra è usato quasi con la stessa frequenza di samunadora. Il vocabolo deriva certamente dal - latino sapo-saponis, e quindi avrebbe dovuto assumere la forma di saponare o sapunare. E in verità in qualche luogo così si dice, al posto di samunare. Ma era così anche anticamente. Il Giudice Costantino, in occasione di una visita a S. Maria di Bonarcado, vi trova un gravissimo disordine. Acateillos, sos homines, scrive in custu kundaghe, che formò in tale occasione, totos sena càbidu kerra serbare ecc. Partsiminde male, continua, et posillos a giurare a serbire a juale 4 dies in setimana. Prende, in altre parole, gli opportuni provvedimenti per ricostituire l'ordine amministrativo e sociale del monastero, e forse li esamineremo in altra occasione. Interessa ora riportare che, per quanto riguarda le donne, dispone che «mulieres moiant (macinino) ed cogant et purghent, et sabunent et filent et tessant et in tempus de mersare servent omnia lunis sos chi non ant aere genezu dónnigu» (quelle che risultino non avere generazione padronale, e perciò sottratte al Monastero?).
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