Chiunque si occupi della cosa pubblica, o abbia fatto studi classici superiori o anche medi, conosce certamente il vocabolo greco arké il quale, se non ha dato, neppure in italiano, il termine corrispondente, è entrato però in numerose parole composte che con archia, arké hanno a... che fare. Chi non conosce il vocabolo «monarchia»? Esso appunto proviene dal greco, ed è composto dai due termini monos, «solo», e archia, «potere». Governo di uno solo, quindi: nel quale uno solo, ha il potere, il comando. E pure noto è il termine «oligarchia», e governo oligarchico: governo, cioè, di una piccola casta, di un piccolo gruppo sulla massa dei cittadini. Sono tipi di governo oggi sorpassati o quasi, o che hanno assunto nuova denominazione e forma diversa. E di quando in quando si sente ancora parlare di «autarchia», se non altro per deprecarla; che voleva dire, ed era, potere economico autonomo non legato all'economia degli altri paesi esteri.
Questa lunga premessa è per poter dire solo che in sardo abbiamo un vocabolo, che da quello greco con tutta probabilità proviene: àrchidu. Il quale vuol dire, come il suo etimo, «potere, governo», e più semplicemente, «autorità, prestigio, prepotenza». E non in senso lato e generico, ma riferito a persona fisica determinata. Chi, fornito di forza fisica, di potenza economica, di aderenze ecc. ha anche un temperamento autoritario, e lo dimostra di continuo nei suoi rapporti, specie coi soggetti, al fine di suscitare un certo timore reverenziale, si dice: 'nde giughet de àrchidos, cussu omine!
Da àrchidu è nato un aggettivo che esprime un concetto diametralmente opposto: disarcàdu. Di un uomo a cui una disavventura, un dissesto economico, una malattia ha tolto il vigore fisico e morale di prima, si dirà chi hat pèrdidu sos àrchidos; che è rimasto disarcàdu. Potrebbe parere che codesto aggettivo derivi da arcu (arcu de sa sedda), e corrisponda quindi all'italiano «disarcionato». E sebbene chi, per esser stato disarcionato, cada di solito da cavallo, e può esser ritenuto caduto in una situazione inferiore, da cavaliere essendo diventato pedone, e perciò gli si possa attagliare, in senso figurato, il termine disarcàdu, noi siamo però propensi a ritenere che sia derivato da àrchidu. Anche perché l'aggettivo disarcàdu ha dato luogo al verbo disarcare, che ha sempre il significato proprio di «togliere, perdere il potere, il vigore», sia fisico che morale.