Ameddigu
In questi scorsi mesi è venuto di moda di unire spiritualmente due città fra di loro, ad esempio una italiana e una straniera, legate da qualche, anche tenue, rapporto di qualsiasi genere. Una specie di affratellamento fra due cittadinanze e due città, detto «gemellaggio».
Tutto ciò diciamo per poter parlare di un vocabolo nostrano, ormai quasi in disuso, e di un fatto di gemellaggio... fra bestie, usato nell'isola. Cioè di améddigu e del verbo ameddigare.
Améddigu voleva dire, presso i nostri lontani antenati, «gemello». E da gemello è nato o ha, per lo meno, avuto origine, il nostro termine. Che di gemello sarebbe poi la metatesi, con la elisione della g iniziale (che però si conserva in una leggera aspirazione, che si fa sentire nella pronuncia della nostra parola nella parlata comune) e con la trasformazione della doppia l nel doppio d sardo. Come se in italiano si dicesse «gemellico», una forma non impossibile di derivazione dalla parola latina geminus, che significava appunto gemello. Ma, si intende, améddigu non è un gemello qualsiasi, né si riferisce a esseri umani. Per questi si dice cróbinu; e anche, ad esempio, due agnelli nati dallo stesso parto si chiamano, come due fratelli, cróbinos.
Améddigu dunque vien detto dai pastori quell'agnello, o capretto, che avendo perduto la madre, quando ancora ha bisogno della mammella, viene, come dire?, affidato a un'altra pecora o capra perché lo allatti e lo allevi con la propria prole. Questo agnello, così... dato a balia, diventa améddigu del suo fratello di latte, del vero figlio.
Il fatto di questa specie di agnazione, di allevamento a balia, è detto appunto ameddigare.
Ma il nostro ameddigare avrebbe, in più del corrispondente gemellaggio oggi di moda, un sia pur vago richiamo al vincolo che dovrebbe unire i gemelli, portato nella sillaba iniziale. Un'ultima osservazione; analogo ad ameddigare specie nella grafia e nella pronuncia, e in fondo anche nel significato, è l'altro termine sardo ameddare; ma si differenziano fra di loro per qualche cosa. Ma di ciò tratteremo, quasi certamente, in altra nota e su argomento più attinente ad ameddare.
Tratto dalle "Curiosità del vocabolario sardo" di Antonio Senes; pubblicate nella "Nuova Sardegna" nel decennio 1960-1970.
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