Comunicatziones
A cosa Serve Registrarsi

La registrazione nell'area riservata in questo sito non offre molto, a parte la possibilità di avere a disposizione strumenti che il normale visistatore non ha, come vedere sezioni non pubbliche, la possibilità di... Leggi tutto...

Segnalazioni e Disclaimer

Segnalazioni

Nel caso in cui abbiate rilevato degli errori e/o inesattezze, segnalatelo tramite il modulo "Imbia Una E-mail" - si... Leggi tutto...

Fotografias de sos Poetas

De paritzos Poetas Sardos, sos matessi chi cuncurrene in sos Premios Literarios de Sardigna, apo fatu una regolta de fotofrafias seberadas in totu sos articulos chi... Leggi tutto...

Paginas e Articulos

Potet capitare chi un'articulu iscumparit da-e sa prima pagina. Los apo movidos pro faghere logu a sos ateros chi manu-manu benin aprontados. Cherinde, lo podides agatare in sa setzione 'Totu sos Articulos'. Si... Leggi tutto...

Ses in: Home Limba e Istoria Peraulas in Sardu Pinzu

PostHeaderIcon Pinzu

Nei casi di morti violente dovute a malefizio, le lamentazioni acquistano forme ed espressioni ancora più drammatiche; anche per l'uso, ora molto meno frequente del passato, di conservare su pinzu.

Pinzu, che nel latino pignus, «pegno, caparra» ecc. ha il suo certo etimo; malgrado l'evidente metatesi fra la u e la g, e l'immancabile correzione fonetica, indica in sardo «pegno», come in latino, con in più, forse, un'accentuazione del significato.  Anche i ragazzi, quando giocano al gioco degli errori, debbono porre unu pinzu, a ogni errore commesso, che deve essere poi riscattato con qualche penitensia.

Ma una volta su pinzu per eccellenza, quello a cui abbiamo accennato sopra, era costituito da un indumento, un capo dei vestiario dell'ucciso: possibilmente quello irrorato dal suo sangue, o portante le tracce della ferita mortale.  Esso veniva appeso bene in vista, spesso nel locale ove il morto era stato esposto alle lamentazioni dei parenti e degli amici, o in altro luogo più intimo della casa, la stessa stanza da letto dei più stretti congiunti.  Era (questo era proprio lo scopo di tale pinzu) un continuo, muto ma preciso, richiamo e ammonimento, ai familiari dell'ucciso, dell'obbligo che loro incombeva di vendicare la morte.  E, purtroppo, spesso il richiamo era raccolto e la vendetta fatta: anche a distanza di anni, talvolta.

E solo dopo, a vendetta compiuta, su pinzu veniva staccato, pulito e conservato nelle arche di casa.  Prima no: doveva restare sempre in vista a rinnovare ad ogni istante il crudo dolore dell'uccisione, il rimpianto del morto o, più ancora, il muto mandato alla vendetta.

Ora il sentimento della vendetta si è di molto attenuato, e su pinzu, questo lugubre pegno di esercitarla, ben di rado viene appeso nelle case di Sardegna dove ha bussato la morte violenta.  Lo stesso vocabolo ha perduto, quasi, quel preciso significato che aveva molti decenni fa.  Resta ancora il verbo spinzolare, che da pinzu proviene; ma ha anch'esso un senso limitato ben definito, anzi un doppio senso, che chiarirò con degli esempi tratti dalla vita vissuta.

Molti anni fa assistetti, per caso, alla consegna di un puledro al compratore, da parte di un giovane del mio paese.  Questi, a un certo punto, proprio all'atto della consegna, strappò dalla coda del cavallo alcuni peli.  Ne rimasi sorpreso e ne chiesi, al giovane venditore, il perché e il significato di tal gesto.  Mi rispose: est su primu puddedru chi endo, e lu appo ispinzoladu pro nde pesare e bendere atteros, in bida mia.  Ma anche di recente ho visto qualche donnetta strappare, e conservare, delle penne dalla coda di galline che vendeva, e sempre allo scopo di farsi quasi un pegno per ulteriori vendite.  Questo è uno dei due sensi di spinzolare.

L'altro è simile, ma non uguale, e richiama, almeno alla lontana, il significato di pinzu di cui abbiamo trattato sopra.  Avviene che una giovane sposa subisca, nell'epoca delle nozze, il furto di qualche capo del suo corredo. È considerato subito come un cattivo presentimento, come un segno di destino infausto.  Che diventa poi certezza, se, come pure può avvenire, subisce dei rovesci, ha delle disgrazie, più o meno gravi, si ammala ecc.  Nessuno le leverà dal cervello che le sue disgrazie sono dovute al fatto che qualche rivale o nemica le abbia ispinzoladu s'ammanizzu de isposare, all'epoca delle nozze.

E certo, non perché il ladro volesse arricchirsi col capo rubato (anzi probabilmente l'avrà buttato o bruciato), quanto per attirare sulla sposa ignara sa mala fortuna. Analogo sentimento e analoga certezza avrà la mamma, se avviene che il figlio si ammali e deperisca quando aveva subito, in precedenza, il furto di un capo del corredo del neonato, perché anche in questo caso si è voluto fare una spinzoladura a fin di malefizio.

Tratto dalle "Curiosità del vocabolario sardo" di Antonio Senes; pubblicate nella "Nuova Sardegna" nel decennio 1960-1970.