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Ses in: Home Limba e Istoria Peraulas in Sardu Mattacinu, maccu

PostHeaderIcon Mattacinu, maccu

Tratto dalle "Curiosità del vocabolario sardo" di Antonio Senes; pubblicate nella "Nuova Sardegna" nel decennio 1960-1970.

Il vecchio, caro amico gen.  Angelo Sulas di Nughedu San Nicolò, cultore, anche lui, di antichità storiche e archeologiche sarde, mi scrisse tempo fa chiedendo i... miei lumi sulla parola mattacinu, di cui ignorava, e con lui gli amici suoi, il significato.  La richiesta mi ha richiamato alla memoria di aver sentito tale parola, parecchio tempo fa, usata da un mio compaesano, che me ne aveva, poi, a mia richiesta, chiarito il senso che avevo solo intuito dal contesto del discorso; ma non precisato: «buffone».  Ma, mi parve di capire, «buffone», più che con lazzi e con parole, coi gesti e le contraffazioni.
Per coloro che fossero curiosi, come l'amico Sulas, dirò che il termine è ormai caduto in disuso.  E solo dai testi se ne riconosce l'origine e il vero significato, anche se non l'etimo.  Intanto è a dire che il termine trovasi, e, si può dire, con lo stesso significato, anche in lingua italiana.  Il che potrebbe far supporre che a noi, in Sardegna, sia venuto dal continente, da Pisa forse, nel periodo durante il quale una buona parte dell'isola era infeudata a Pisa.  Uso il condizionale, non solo perché di questa ipotesi non si ha alcun dato di una certa attendibilità; ma, soprattutto, perché può darsi che ciò che il termine indica sia venuto a noi direttamente, e con esso il termine stesso.
Mattacinu,
dunque, era una specie di ballo di guerra, in cui la figura principale era costituita da un ballerino, chiamato appunto mattacinu, armato di una sciabola, che con questa faceva una finta giostra.  Questa specie di ballo lo Spano lo chiama moresca, con evidente attribuzione ai Mori. Ma non appare nemmeno improbabile, almeno a noi, che questo ballo con l'intervento in primo piano di un ballerino armato di sciabola, con la quale faceva a... vuoto finte battute di offesa e di difesa, assumendo, insomma, atteggiamento bellicoso del tutto vacuo e vano, ricalcasse le rappresentazioni romane, raffiguranti, fra le altre, la figura del miles gloriosus, del militare gradasso, di plautiana derivazione.
Il termine italiano «mattacino», come si vede perfettamente corrispondente al nostrano, significa, secondo il Petrocchi, «ballerino, saltatore grottesco, e per lo più con sonagli alle gambe e al cappello».  E sarebbe, sempre secondo la sua definizione, un diminutivo di mattacchione, «con meno biasimo e più scherzo» di «matterello».  Noi saremmo portati invece a credere che nel termine italiano non meno che in quello sardo è insito il concetto di buffone, di grottesco; per cui può ritenersi che il ballo fosse non una vera e propria danza di guerra, malgrado la presenza della sciabola di cui era armato su mattacinu, ma piuttosto una parodia di essa, una contraffazione bernesca e a scherno dei militari vanagloriosi.
Per finire mi corre di dover dire che non è del tutto da escludere che la parola mattacinu esista in qualche paese a indicare tutt'altra cosa di quella finora considerata.  Matta, è noto, in sardo significa «macchia»; ed estensivamente «terreno coperto da macchie, macchìatico o cespugliato», come si dice in gergo catastale.  Ciò da sempre, almeno unicamente a magra.  A prescindere dal suo etimo, che ignoro, le locuzioni fagher matta o bogare matta, hanno in sardo un senso determinato e preciso.  E cioè recidere, estirpare sas mattas di un terreno incolto da moltissimi anni, e prepararlo, così sgherbito, per la futura coltivazione a cereali o ad altre colture.  Da questo fatto sono sorti numerosi toponimi locali, caratterizzati dalla successiva parola che con matta concorre a formare il toponimo. Ne accenniamo qualcuno.  Al mio paese vi è Mattasinari, cioè, forse, matta fatta da certo Sinari; Mattapizzinna, cioè matta pulita da poco e da poco adibita a cultura, oppure matta da poco ricostituita, quindi giovane, pizzinna; a Bosa una vasta estensione è detta Mattagiana, perché bogada da un Giana, cognome tuttora esistente, o perché agiana, cioè giovane, come Mattapizzinna?  Non lo sappiamo.  Non è quindi da escludere che in qualche paese possa esistere un toponimo a indicare una zona, una regione ove sia stata effettuata una bogada de matta.
Per altro, pur senza, naturalmente, poterlo giurare, siamo portati a credere o almeno a dubitare che il termine mattacinu derivi, per quel fenomeno rilevato dal Wagner, e di cui abbiamo, salvo errore, già discorso, del ricalco-incrocio, da matta e maccus,- il primo che vale appunto «matto», e il secondo che ricorda la figura dì uno dei personaggi delle rappresentazioni atellane, raffigurante lo stupido, e appioppato, forse, al miles gloriosus della nota commedia di Plauto, al soldato millantatore, nelle piazze dei borghi.
E giacché ci siamo, osserviamo che «matto» in sardo è maccu.  E può dirsi per esso, con maggior ragione, che tale parola derivi proprio da quel personaggio delle atellane, detto appunto Maccus.  È ovvio infatti che, portando sulla scena questo personaggio, si sia dato il nomignolo di maccu a qualsiasi persona che difettasse del ben dell'intelletto; a ogni stupido, a ogni matto, compreso il miles vanaglorioso e gradasso a vuoto.