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Ses in: Home Limba e Istoria Peraulas in Sardu Mura, chessa, murighessa

PostHeaderIcon Mura, chessa, murighessa

Tratto dalle "Curiosità del vocabolario sardo" di Antonio Senes; pubblicate nella "Nuova Sardegna" nel decennio 1960-1970.

Che i sardi abbian conosciuto da sempre il rovo e il lentischio, queste due tipiche essenze della flora mediterranea, non può certo porsi in dubbio.  Le sue plaghe ne dovevano esser coperte, ben più di oggi.  Perché, poi, solo su ruo sia derivato dal latino rubus, mentre il lentiscus (da lentus, flessibile: e infatti i virgulti si prestano per fare sporte, panieri ecc.) sia chiamato chessa, pare da sempre, non so proprio spiegare.
Dell'antico nome latino, tuttavia, resta l'aggettivo listinchinu, ozu listinchinu con una delle frequenti metatesi, per precisare l'olio ricavato dalla drupe del lentischio. Con lo stesso termine, con valore di sostantivo, si indicano anche proprio le drupe, il frutto della pianta.
Perché, invece, da mura e chessa sia derivato murighessa, cioè il nome dei gelso, non è difficile spiegare, anche se il discorso ci porta un po'... lontano: cioè in Grecia.
Si sa che la seta era ignota ai Romani, almeno fino a Cesare, quando pervenne a Roma dalla Persia.  Il baco da seta venne conosciuto e allevato solo dall'epoca di Giustiniano, circa il 550-600 d.C., quando due monaci, secondo la leggenda, di ritorno dalla Cina ne avrebbero trafugato il seme nel cavo dei loro bastoni da pellegrino. È da credere che, oltre che quello del filugello, i buoni monaci abbiano anche portato i semi del gelso. Perché molto tempo prima del 1000 la Grecia coltivava il gelso in sì gran numero che il Peloponneso prese ìl nome di Morea, dal nome morus del gelso.  Dalla Grecia il gelso, o moro-gelso come veniva chiamato, e il baco si diffusero poi in Ispagna, alla fine dell'VIII secolo, e si sa che all'epoca di Ruggero I, verso il 1050-1100, era coltivato in Sicilia.  E non dovette neppure tardare a pervenire in Sardegna, ove, almeno agli inizi, la pianta dovette esser ritenuta di pregio e cosa rara (come ad esempio la suriaca, o surzaga, pianta officinale, cioè lo spaccasassi o scornabecco).  In taluni paesi qualche rione o strada viene tuttora detto de sa murighessa; ed entrambe piante sono ricordate nei kondaghi.  Ad esempio, per quella di cui trattiamo, nel kondaghe di S. Pietro di Silki, si legge: «s'ortu suo de sa funtana cun sa nuke e cun sa parte sua dessa murikersa».
Beh!, diranno i pochi lettori, tutto questo sta bene; ma ancora non ci hai detto perché e come sa murighessa derivi da mura e chessa.  Eccoci ora a soddisfare la loro legittima curiosità.
Abbiamo detto che i latini chiamavano il gelso morus (dal colore nero del frutto, forse).  E morum era il frutto del rovo, molto ben noto ai sardi, che chiamavano mura.  E il frutto del gelso assomiglia per forma e colore al frutto del rovo.
Mura
quindi venne subito accolto dai sardi.  Ma vi era la... complicazione della seconda parte del nome di tale pianta, che a loro nulla diceva, cioè moro gelso.  Col quale i Pisani, o i Genovesi, probabilmente lo chiamavano, quando lo importarono in Sardegna.  Ma avevano sottomano un nome che a gelso si somigliava, nel suono s'intende, e cioé sa kessa.  E così venne fuori l'attuale denominazione dei gelso, di murikersa (come nei kondaghi, ove la r è evidente richiamo della l di gelso) o murikessa, o murighessa, come viene chiamato ora nel nostro idioma.