Brenússiu
Tratto dalle "Curiosità del vocabolario sardo" di Antonio Senes; pubblicate nella "Nuova Sardegna" nel decennio 1960-1970.
Ecco un vocabolo che non dirà nulla alla massima parte dei sardi, almeno nel suo significato originario, è vero. Solo pochi vecchi, ormai, in qualche remoto paese ricordano l'esistenza, ai tempi della loro gioventù, di, un indumento proprio così chiamato: un cappotto di orbace piuttosto informe, per proteggersi dalle intemperie e dal freddo nelle tanche solitarie. L'indumento si trova ancora, naturalmente, ma ha altro nome; come ancora è usato il cosiddetto saccu, indumento analogo al brenússiu e che deriva il suo nome facilmente da sagum, grembiule romano di panno grossolano; usato a Fonni: cappotto senza maniche.
In qualche paese, però, la parola è rimasta in una locuzione e con un significato di cosa preziosa. Di taluno che tiene in gran conto qualche oggetto o cosa di per sé poco preziosa si dice: e ande brenússiu chi tenes.
La derivazione della parola è evidente; è la stessa parola araba burnus (quella specie di manto in cui gli arabi si avvolgono per difendersi dal freddo della notte e dal caldo dei giorno) trasportata, quasi letteralmente, salvo l'inevitabile adattamento alla nostra fonetica, in sardo.
È piuttosto difficile darci ragione del perché un indumento, che doveva essere di uso comune nella dizione su ricordata, diventi cosa di gran pregio e di valore. A meno che non derivi dal fatto che, certamente, qualche sardo, nelle frequenti scorrerie dei Mori, avrà ucciso o fatto prigioniero taluno degli invasori, e abbia conservato il burnus come trofeo. Di prezioso, però, il sardo aveva anche qualche altra cosa, oltre al burnus; e precisamente... su collu de sa camisa. Ma, si badi, non a torto. Nella mia lontana fanciullezza ho assistito a Nuoro alla confezione di unu collu de camisa, da parte di una sartora. E vi dico che era un lavoro diabolico, di alcuni mesi. A forza di sfilare trame, di tagliare, adattarle in un certo modo ecc. per ricavarne un motivo ornamentale fatto di losanghe, si trattava di ridurre a unu collu de camisa, spesso e forte, qualche metro di tela robusta di lino. Il quale collu si attaccava alla camicia vera e propria; e, diventata questa inservibile, si distaccava e si cuciva a una camicia nuova. Su collu era quindi ritenuto, e forse lo era, per il tempo che richiedeva la sua confezione, cosa di gran pregio; tale da giustificare la solita frase, ancora usata: mancari bi ponza su collu de sa camisa da parte di chi, ostinato in un'impresa, o incappato puntigliosamente in unu chertu, una lite, voglia sostenerla fino alla fine, e sia disposto ai maggiori sacrifici.
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