Barigadu, barigare
Tratto dalle "Curiosità del vocabolario sardo" di Antonio Senes; pubblicate nella "Nuova Sardegna" nel decennio 1960-1970.
In antico la parola barigare aveva il preciso significato di «tramontare»; ma veniva usata anche in senso traslato, «passare, trapassare»: «Sas dies che bárigan senza no nde abbizzare»: i giorni passano senza che ce ne rendiamo conto, senza avvedercene. Ma, ripetiamo, il significato specifico e determinato era quello di tramontare. La poesia di un ignoto autore, comincia proprio con questo, a mio giudizio, bellissimo verso:
Barigada si ch’est s'istella mia
(tramontata è la stella mia).
Ora la parola è rimasta solo come participio sostantivato, per indicare un termine temporale. È tuttora comune la dizione: oe (da hodie); cras (sempre dal latino: cras); pustis (sottintendendosi cras) e barigadu, per dire «oggi, domani, posdomani e doman l'altro». Però i vecchi anche oggi adoperano il termine con maggior precisione di linguaggio. E anziché dire semplicemente barigadu, per indicare il terzo o quarto giorno da oggi, dicono: barigadu cras, barigadu pustis ecc.: tramontato domani e tramontato posdomani.
L'etimo del vocabolo è controverso. Non è affatto accettabile quello proposto dal Martelli: dal verbo latino Varcare. Questo aveva il significato preciso e limitato di «allargare le gambe», da cui appunto deriva l'italiano «divarìcare».
Lo Spano ne propone due; e in verità ambi soddisfacenti, e che reggerebbero alla critica e alla logica. E precisamente dall'italiano «valicare», o dal verbo greco parricoo, corrispondente al latino transeo, «vado di là, vado oltre». Entrambi codesti etimi, infatti, portano in sé il concetto di tramontare, passare al di là del monte ove tramonta il sole, andare al di là del valico ecc.
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