Abbarrare
Tratto dalle "Curiosità del vocabolario sardo" di Antonio Senes; pubblicate nella "Nuova Sardegna" nel decennio 1960-1970.
È vocabolo di uso comune e diffuso, e significa, come si sa, «restare, fermarsi». «Abbarra, abbarra, tantu est tardu a ti'nche andare»: resta, resta; è troppo tardi per andar via. «Proite no abbarras?», perché non ti fermi, non resti?
Esso è riportato in tutti i vocabolari sardi, ma nessuno, fra quelli consultati, ne indica l'etimo, neppure in forma dubitativa.
Or voglio ricordare un episodio a cui ho assistito in Libia, nel lontano 1937. In dicembre, quell'anno, vi fu un congresso, direi galleggiante, di tisiologia, a carattere internazionale, che si svolse sul «Vulcania». Vi fu una fermata di alcuni giorni a Tripoli e il governatore Balbo, fra i festeggiamenti ai congressisti, offrì anche una scena coreografica al teatro romano di Sabratha, e una fantasia (non ricordo se a Zuara o a Zanzur) degli arabi della zona.
Nella piana erano radunate diverse centinaia di cavalieri, comandati da un corpulento Cadì, che troneggiava sul suo destriero, frammezzo ad essi, e ordinava a gran voce le varie evoluzioni e figure. Per una gradita combinazione trovai l'allora ten. dei CC. Simonetti, e con lui mi accompagnai per assistere alla fantasia. Orbene: a un certo punto, alla fine della fantasia, il Cadì diede l'ordine: barra, barra. Chiesi al ten. Simonetti il significato di tale parola, e mi rispose: significa «andate, andate via». E di fatto i cavalieri si allontanarono, sparacchiando, di corsa. Non potei fare a meno, allora, di riportarmi al nostro verbo abbarrare, nel quale l'a iniziale avrebbe valore evidentemente privativo (alfa privativo del greco): non andare, quindi restare.
Mi sia concesso ricordare un altro termine usato dal Cadì, che mi colpì, come barra. Questi ordinò, a un certo punto, ai cavalieri: duru duru, duru duru. E il buon Simonetti mi spiegò, a mia domanda: vuol dire «intorno, in giro»; e invero i cavalieri si misero a galoppare attorno al Cadì. È superfluo dire che tale termine mi richiamò alla memoria il termine di su ballu a su duru duru, il ballo tondo, che si usa fare nelle feste paesane.
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